Rifiuti, vale 10 miliardi il settore imprese


L’intero settore dei rifiuti vale 10 miliardi di euro, pari alla metà dell’attuale Manovra: il valore della produzione dei soli 100 maggiori ‘player’ nel settore dei rifiuti urbani ammonta ”nel 2016 a quasi 7,5 miliardi di euro, con un aumento del 3,8% sul 2015”, cioè ”più del doppio dell’aumento della nostra economia, fissato all’1,5%”; a questi bisogna aggiungere altri 2,5 miliardi con i numeri del comparto della ”selezione a valle della raccolta differenziata”. Il quadro ‘economico’ dei rifiuti italiani, anche in vista dei nuovi obiettivi europei, viene disegnato dal ‘Waste strategy annual report 2017’, elaborato da Althesys e presentato oggi a Roma nel corso del convegno ‘Rifiuti, una strategia nazionale verso il 2030’.  L’analisi fa presente come ”la gestione dei rifiuti e il recupero di materiale” sia ”un settore che cresce, anche se a macchia di leopardo, a ritmi ben più veloci di quelli dell’economia”.

Il Waste strategy è il think tank che elabora ogni anno uno studio (il report elaborato da Althesys, società professionale indipendente, specializzata nella consulenza strategica e nella ricerca nei settori ambiente, energia, utilities e infrastrutture) sulla gestione dei rifiuti e sulle politiche industriali migliori per la raccolta, il trattamento e il riciclo. Secondo l’analisi messa a punto, oltre ai ‘magnifici 100’, cioè i grandi player presi in considerazione dal rapporto Was, con le 114 imprese che si occupano di recupero di materiali, si arriva quasi a 10 miliardi di fatturato. Dallo studio emergono gli effetti del ”processo di consolidamento”: e cioè che ”il confine tra i due settori della raccolta e della selezione e valorizzazione si sta assottigliando”. L’esame dei principali player delinea però ”un comparto piuttosto frammentato e disomogeneo. Larga parte degli operatori (74%) tratta molteplici materiali, mentre il 15% si focalizza su uno solo (carta, plastica o vetro) e l’11% su due materiali (per lo più carta e plastica o plastica e metalli)”. Nel 2016 le prime 10 aziende hanno coperto ”il 37% circa del valore della produzione totale.

La tendenza a integrare la fase di raccolta con quella di valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata si conferma come uno dei driver della trasformazione”. L’approccio industriale è la guida del processo di razionalizzazione del settore, ”attraverso l’acquisizione o la cessione di quote societarie, soprattutto nel nord Italia – si osserva nel report – mentre in alcune zone si riscontra un ruolo crescente dei Comuni e degli affidamenti in house. In altre aree, soprattutto al Sud, i servizi sono appaltati ad operatori privati, senza una visione strategica territoriale ed un orizzonte temporale adeguato”.

Il settore dei rifiuti è finanziato ”ancora soprattutto dalla tassa-tariffa riscossa dai Comuni o dalle aziende”; e il sistema non è ‘amico dell’ambiente’, cioè ”non favorisce una corretta e sostenibile gestione dei rifiuti, pur costando non poco ai cittadini” emerge dal ‘Waste strategy annual report 2017’. Il rapporto spiega che ”la tariffa puntuale, che dovrebbe incentivare comportamenti virtuosi da parte dei cittadini nella raccolta differenziata, è ancora poco diffusa e pesa soltanto per il 3,3% sul totale delle entrate da tassa-tariffa”. Allo stesso modo ”anche l’ecotassa sulle discariche è molto più bassa che nel resto d’Europa”: in totale meno di 127 milioni di euro, per una media di 17 euro a tonnellata, a fronte di una media europea di circa 80; ”e solo una parte minima”, pari al 18%, è ”riservata ad interventi in ambito ambientale. Secondo l’analisi infatti ”il sistema non spinge nella direzione dell’economia circolare, come richiesto dall’Ue”.

”Serve una strategia che, oltre a prevedere stabilità normativa, un’Autorità di regolazione indipendente e un adeguato Piano infrastrutturale, richiede uno sforzo notevole su più fronti: un forte aumento della quantità e qualità della raccolta differenziata e del riciclo, consistenti investimenti in nuova capacità di termovalorizzazione, di trattamento dell’organico e di valorizzazione delle matrici riciclabili”. Così l’ad di Althesys Alessandro Marangoni. ”Il settore italiano della gestione dei rifiuti urbani sta attraversando una delicata fase di transizione – spiega Marangoni – caratterizzata dalla crescita dei player industriali e dal persistere di criticità nel quadro normativo e di governance”. E una strategia dovrebbe al tempo stesso – conclude – favorire ”l’industrializzazione del settore, agevolando i processi di aggregazione e creando le condizioni per finanziare gli investimenti”. In base all’analisi, messa a punto da Althesys, ”rispetto ai maggiori Paesi europei – Germania, Francia, Regno Unito – l’Italia ha ancora deficit impiantistici significativi nella termovalorizzazione che l’alto livello di riciclo compensa solo in parte. Peraltro, anche nazioni come la Germania, che aveva fino a poco tempo addietro impianti sottoutilizzati, li sta oggi saturando e quindi l’Italia dovrà essere sempre più autonoma”. Questo, osserva Marangoni, ”evidenzia la necessità che il nostro Paese adotti una strategia dei rifiuti che sia politica industriale oltre che ambientale. Serve poi maggior unitarietà normativa a livello nazionale e un equilibrio tra regolazione e mercato in tutte le fasi della filiera”.

”Il caso della Tari dimostra la necessità di un’Authority e della tariffa puntuale”. Così Utilitalia – la federazione delle imprese che si occupano di acqua ambiente e energia aggiungendo che ”le conclusioni dell’analisi confermano la posizione che Utilitalia sta sostenendo da anni – osserva il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – si evidenzia in particolare il dato sugli investimenti che vede elevate differenze tra i grandi operatori industriali, per esempio 18,9 euro per abitante all’anno nel 2016 contro una media di 10,1 euro; a conferma delle potenzialità del settore se fosse ulteriormente sospinto il suo sviluppo industriale”. Per sostenere il settore viene ribadita ”l’urgenza di istituire anche per il settore dei rifiuti un sistema di regolazione nazionale e di adottare una strategia nazionale – rileva ancora Brandolini – con l’obiettivo di superare le frammentazioni nelle gestioni così come nella governance, dando maggiori certezze agli operatori, anche in particolare al sistema di finanziamento”. Poi, ”le notizie di questi giorni sulla presunta errata interpretazione delle norme sulla Tari sono un altro caso che evidenzia la necessità di dare chiarezza alla materia; ne è un esempio la bassa diffusione della tariffa puntuale, che invece incentiva comportamenti virtuosi da parte dei cittadini”..

articolo di Ansa